di Giuseppe Montagna

Nel nostro Paese la politica si sta restituendo ai cittadini non solo al momento del voto ma prima, durante e dopo. Così come è avvenuto per decenni attraverso i partiti, oggi si sta ricominciando a fare senza i partiti –  ridotti a contenitori di clientele – ma con i movimenti, i gruppi spontanei, le associazioni. I  politici di professione fanno finta di non accorgersene, qualcuno più illuminato tenta di rilanciare l’azione partitica inseguendo identità territoriali, ma la sostanza non cambia: i partiti in quanto tali non esistono più, e quindi siamo lontani anni luce dalle enunciazioni dei costituzionalisti che 40 anni fa spingevano addirittura verso una teoria giuridica dei partiti politici; siamo anche lontani dal considerare i partiti come cornice di una struttura di sistema atteso il fallimento nei decenni delle varie configurazioni (multipartitismo estremo, moderato, bipartitismo, bipolarismo). Sembravano destinati a rimanere, fino a l’altro ieri, i formalismi tradizionalmente più caratterizzanti  come la presentazione delle liste, la raccolta delle firme, la scelta dei candidati; ma anche su questo fronte i partiti hanno dimostrato tutta la loro inconsistenza: i candidati vengono scelti con criteri dettati esclusivamente dai “comandanti”,  e le firme sono (spesso falsamente) raccolte solo dai volontari dei capi, per non parlare delle difficoltà dimostrate di recente anche solo per la presentazione delle liste; ergo ..partiti evanescenti e campo largo a sultani, vicerè, feudatari e capi bastone. Ma il cittadino se n’è accorto e ha cominciato a fare politica con i nuovi contenitori; è come se ad un tratto scomparissero chiese e santuari: i credenti continuerebbero a pregare riunendosi in altri luoghi ; perché per il credente l’esigenza è quella di pregare non è quella di pregare nella Basilica di San Pietro. Per il cittadino l’esigenza è quella di fare politica non è quella di essere vassallo o cliente; la necessità è di contribuire al dibattito sociale, avanzando proposte, discutendo di opportunità, sollevando problemi, scongiurando pericoli. E allora ecco le associazioni, i movimenti, i forum, i comitati, i gruppi spontanei con il loro passaparola, la discussione continua, le mail, i blog ed ogni altra forma di confronto; queste sono le vere fucine della formazione della volontà sociale; ai politici l’arduo compito di comprenderle, apprezzarle, e coinvolgerle costantemente qualora le si voglia rappresentare acquisendone il consenso. In altri termini dalla partitocrazia delle ..bande strette alla Democrazia delle..maglie larghe !

Annunci