Sta riprendendo a girare su molti indirizzi di posta elettronica una mail di qualche tempo fa di questo tenore:

Orbene, la mail,  nel denunciare una disarmante verità, suggerisce due riflessioni forti.

La prima. Per l’elezione al Parlamento (ma anche per una elezione a consigliere regionale) il candidato spende mediamente dai 200 ai 400 mila euro con picchi che arrivano anche ad un milione di euro; pertanto, in molti casi, non basterebbe lo stipendio di tutto il quinquennio per rientrare dai costi vivi; ergo… i candidati non ambiscono allo stipendio ma evidentemente ad altri ristori non istituzionali che il sistema delle connivenze e delle vaste corruzioni garantisce. Da qui la necessità non piu’ procastinabile di una normativa anticorruzione ampia e minuziosa da applicare subito anche ai casi in corso e che escluda ora per allora ogni possibile condono, sconto di pena o patteggiamento: una sorta di “codice etico-penale speciale” in grado di riposizionare la politica entro i binari della rigorosità morale.

Seconda riflessione. Se  anche fosse, in un auspicabile futuro,  il solo stipendio l’unica remunerazione dei nostri parlamentari (o consiglieri regionali) lo stesso dovrebbe essere equiparato ai risultati ottenuti, sia in termini generali dalla collettività (miglioramento delle condizioni di vita, aumento dell’occupazione ecc.), che in termini individuali dal singolo parlamentare ( proposte di legge, interventi, interrogazioni ecc.). Cio’ presuppone una rivoluzione culturale che modifichi l’essenza del parlamentare da politico-super privilegiato a politico-servitore dello stato.

Se si accettano le premesse contenute nelle riflessioni, ne deriva che, negli ultimi 15 anni, i nostri parlamentari ( o consiglieri regionali) hanno prodotto talmente poco e talmente male che non solo lo stipendio di questa casta risulta esorbitante e scandaloso ma, in molti casi, ricorrebbero perfino le condizioni per vere e proprie azioni di rivalsa e di risarcimento del danno da parte dei cittadini danneggiati.

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