settembre 2010


Le Linee guida nazionali in materia di autorizzazione di impianti da fonti rinnovabili, tra cui impianti eolici e fotovoltaici, sono state pubblicate lo scorso 18 settembre in Gazzetta Ufficiale ed entrano in vigore il prossimo 2 Ottobre. Previste dal Decreto legislativo 387 del 2003, le Linee Guida erano attese da sette anni: ora le regioni avranno 90 giorni di tempo per mettere a punto le proprie norme finalizzate a dare ordine allo sviluppo del settore e salvaguardare le aree più sensibili dal punto di vista naturalistico.
Nell’ambito delle linee guida viene riconosciuto un peso maggiore  alle Soprintendenze regionali (sulle quali però, si teme, graverà un carico eccessivo di lavoro che rischia di paralizzarle) ed inoltre è prevista la “non applicabilità” della procedura che prevede una semplice Dia (Dichiarazione Inizio Attività) per autorizzare impianti di grande dimensione (fino a 1 megawatt), come ad esempio torri eoliche alte 100 metri o impianti fotovoltaici estesi su due/tre ettari.
Tuttavia nelle linee guida mancano misure obbligatorie e inderogabili per quanto riguarda i siti di maggiore interesse naturalistico (aree protette e specie faunistiche di importanza internazionale) e non vengono inseriti limiti alla potenza degli impianti.

E’ importante, a questo punto, che le regioni procedano con urgenza emanando le relative norme attuative: una valanga di progetti potrebbero essere presentati intenzionalmente prima dell’emanazione di tali regole al fine di evitarne l’applicazione. In questi anni, infatti, si è assistito a un proliferare indiscriminato e non pianificato di centrali eoliche ed impianti fotovoltaici industriali che ha gravemente compromesso le aree più sensibili del Paese per importanza paesaggistica oltre che per la presenza di biodiversità, creando distorsioni nei meccanismi del libero mercato ed in molti casi vere e proprie situazioni di malaffare.
Questo anche perché gli incentivi finanziari, che in Italia permangono più alti rispetto al resto dei paesi europei, sono del tutto slegati da criteri qualitativi connessi al rispetto dell’ambiente da parte degli impianti.
In quest’ottica va riconosciuta invece l’importanza e la diversificazione delle varie forme di produzione di energia da fonte rinnovabile concedendo incentivi differenziati e premiando l’installazione di  pannelli su superfici già occupate quali i tetti (cd. fotovoltaico diffuso).
Oltre alle nuove disposizioni le regioni devono comunque applicare la misura del divieto di eolico nelle Zps (Zone protezione speciale) contenuta nel decreto ‘Rete Natura’ emanato nel 2007 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare; una misura che la legge 157/92, al nuovo comma 5bis dell’articolo 1, prevede sia estesa anche agli habitat esterni a queste zone, incluse le importanti zone cuscinetto.

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2010-09-18&task=dettaglio&numgu=219&redaz=10A11230&tmstp=1285144127580

L’art. 88 della Costituzione (“Il presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”) molto più di altre previsioni della magna carta, presenta discussi aspetti giuridici e controversi risvolti politici. 

È il potere più importante attribuito al Quirinale, e non a caso viene discusso in questa stagione di contrasto fra i poteri. La Carta del 1947 ci racconta in primo luogo che il Presidente non agisce sotto dettatura del governo: in Assemblea costituente venne infatti rigettato l’emendamento Nobile, che vincolava lo scioglimento delle Camere alla proposta del Consiglio dei ministri. Però nemmeno esercita un potere solitario, perché i costituenti respinsero del pari l’emendamento Dominedò, che in tale fattispecie intendeva escludere la controfirma del presidente del Consiglio. Il fatto che lo scioglimento sia controfirmato significa che è la somma di una doppia volontà, di una doppia valutazione. In altri termini siamo di fronte ad un “atto duale”: di tipo politico, nel caso del governo; di tipo discrezionale, nel caso del Capo dello Stato. E discrezionale non vuol dire scelta arbitraria; vuol dire viceversa che entra in gioco un potere discrezionale nell’accezione usata dai giuristi, ossia come potere libero nei modi ma ancorato a fini prefissati.
Ed il fine che la Costituzione assegna al Presidente e’ di evitare la paralisi nell’azione dello Stato. Ne discende che il potere di scioglimento è innanzitutto un potere deterrente contro i fattori di instabilità delle maggioranze e più che a sciogliere il Parlamento serve proprio a «non» scioglierlo.

Fin qui l’aspetto giuridico-costituzionale della previsione di cui all’art. 88. Tuttavia, dal punto di vista politico, il problema interpretativo del potere di scioglimento è esploso quando, dal 1994 in poi, si è indebolito il sistema partitico e, specularmente,  sono state approvate nuove leggi elettorali maggioritarie che hanno previsto la formazione delle coalizioni prima del voto e l`indicazione preventiva del capo della coalizione candidato alla carica di presidente del Consiglio. Cio’, secondo alcuni, ha generato nella cd. “costituzione materiale” il principio in base al quale se viene meno la maggioranza di governo scelta dagli elettori si ritorna al voto e ciò sia a tutela della sovranità popolare ma anche a favore della stabilità dell`esecutivo. A questo punto il vero problema è che il potere di scioglimento delle camere ha finito per assumere sempre più una valenza pressocchè esclusivamente politica che mal si addice a cariche istituzionali di garanzia, qual è il Presidente della Repubblica, in quanto rischia inevitabilmente di esporle nell`agone politico. In quest’ottica, infatti, anche un semplice pronunciamento preventivo del Presidente in una direzione o nell’altra può inluire fortemente sulle dinamiche politiche e sugli stessi equilibri parlamentari.

In ultima analisi il tema dello scioglimento delle camere, alla luce delle nuove istanze portate dalla costituzione materiale, deve essere oggetto di un appropiato intervento di revisione costituzionale dell’art. 88.

A tal proposito non è superfluo ricordare che la tendenza nettamente prevalente nelle maggiori democrazie parlamentari è quella di porre il potere di scioglimento nella disponibilità del premier. Anche in Germania, che peraltro regge su un sistema proporzionale, il cancelliere dispone di fatto di questo potere, attraverso la richiesta del voto di fiducia, l`assenza programmata dall`aula di una parte dei deputati della maggioranza e la conseguente reiezione della fiducia; reiezione che consente al Cancelliere di chiedere e ottenere lo scioglimento da parte del Presidente della Repubblica.

(Giuseppe Montagna)