Esistono due prospettive opposte di pensare al benessere dell’umanità: la prima ritiene che i processi di accumulazione di risorse possano fornire lo strumento migliore per risolvere i problemi personali, familiari o sociali. Questa viene scelta da tutti coloro che passano la vita ad accumulare ricchezze materiali. La seconda che ritiene che nella vita siano importanti altre cose, quali l’arte, i sentimenti, la spiritualità, la conoscenza la giustizia,ecc.
La società capitalista moderna e democratica  non impedisce che la seconda ipotesi sopravviva tra gli esseri umani: gli toglie semplicemente  ogni possibilità concreta di manovra. Qualsiasi idea nuova e alternativa, ad esempio, non può essere portata a conoscenza di eventuali sostenitori dato che i canali di informazione sono strettamente controllati da forti lobbies politico-economiche. Per essere uno studioso, un ricercatore o uno sperimentatore hai bisogno di mezzi, e questi ti vengono concessi a condizione che i tuoi risultati non mettano in discussione  le linee stabilite dal finanziatore. In ogni caso, anche se si ha la possibilità di affermare cose nuove, queste si perdono, vengono confuse stravolte o squalificate, all’interno di un  costante bombardamento di informazioni conformi alle regole. La regola aurea della disinformazione, che cioè una menzogna ripetuta cento volte diviene una verità, viene  continuamente applicata ogni volta che qualcuno riesce ad avere abbastanza denaro per comprare qualche giornalista compiacente, un opinionista in cerca di successo, uno scienziato di serie B che debba arredarsi la casa, e così via.  Tutto questo ha, inoltre, il risultato di accrescere, presso il pubblico, un senso diffuso di sospetto e chiusura preconcetta a qualsiasi cosa venga proposta: in mezzo a tante menzogne è più facile chiudersi che riuscire a selezionare le pochissime cose oneste che qualcuno riesce ancora a proporre.

In un quadro di questo tipo, tutti quelli che si oppongono in maniera organizzata alla mercificazione dell’esistenza e all’asservimento dei valori umani alle logiche del profitto economico tendono a organizzarsi nelle seguenti categorie schematiche:

1-   La tendenza spiritualista che tende ad identificare il mondo materiale come dominio inadeguato per l’uomo. Questo porta a non cercare di modificare lo stato delle cose e a cercare la soluzione dei problemi esistenziali in mondi metafisici. La  crescita di nuove religioni, il ricorso ai maghi, l’astrologia, ecc. che si sta manifestando nelle società economicamente più avanzate, è la conseguenza di tutto ciò.

2-   La tendenza antagonista-ostile che ritiene che i mali della società contemporanea dipendano esclusivamente dal capitalismo e che solo con la sua fine sia possibile recuperare spazi di felicità per la specie umana. Si ritrova nei gruppi anarchici, nei vetero comunisti, in gran parte dei cosiddetti no-global.

3-   La tendenza settaria-idiosincratica adottata da piccoli raggruppamenti con interessi diversificati, che possono andare dall’uso del tempo libero, a nuove forme di religiosità, teorie politiche, impegno sociale, ecc. Questa tendenza è caratterizzata da singoli patrimoni di idee fortemente originali o, comunque, in contrasto con le visioni correnti dei problemi . In questo tipo di aggregazioni quello che conta non è tanto il risultato di raggiungere determinati obiettivi utili per la società, quanto di conservare invariato il nucleo originale di convinzioni dei partecipanti.

4-   La tendenza scientifico-razionalista  proiettata a produrre soluzioni ‘sagge’ applicabili a qualsiasi tipo di organizzazione sociale. Questa, di solito, porta ad escludere dal campo d’azione tutti quegli argomenti che mettono in discussione la neutralità della conoscenza. La carenza di risultati ottenuti viene, di solito, giustificata  con argomentazioni di tipo logico-filosofico o psicologico che addossano la responsabilità dei mancati obiettivi raggiunti all’incapacità di ‘comprendere’ del pubblico.

5-   La tendenza opportunista–mimetica  che pur mantenendo un nucleo forte di valori centrali condivisi tra i membri, lo tiene occultato per sfruttare tutte le possibilità di manovra che gli consentono di sopravvivere. Qui lo sforzo è di produrre due tipi di risultato: uno verso l’interno che sia coerente con il nucleo centrale di convinzioni, uno verso l’esterno, considerato di importanza secondaria ma necessario alla creazione di un’immagine da usare come scudo. La mancanza di una forte correlazione tra l’attività interna e quella esterna porta, nel tempo, a far perdere i confini d’identità e al conseguente dissolvimento dell’organizzazione.

Naturalmente alcune organizzazioni possono utilizzare più di una delle tendenze descritte, sia allo stesso tempo, sia come risultato del cambiamento di strategie durante il percorso della loro esistenza.

Sino ad oggi in Italia, se escludiamo pochissimi casi, è difficile riconoscere risultati concreti, definitivi e di efficacia diffusa nelle organizzazioni ‘sociali’,  incluse quelle che si occupano della difesa dell’ambiente. Il quadro generale mostrerebbe un paese piuttosto in difficoltà nella difesa dei bisogni e diritti della collettività e, inoltre, la rappresentazione mediatica di una società brulicante di gruppi e organizzazioni solidali non è servita ad ostacolare la vittoria elettorale di uno schieramento capeggiato dal capitalista italiano più odiato e temuto dal mondo del sociale. Tuttavia vanno fatte due considerazioni: la prima è che quel mondo che ci è stato proposto sul piano mediatico, che vediamo nei salotti televisivi, che invia fax quotidiani alle redazioni dei giornali, che organizza manifestazioni con bandiere e bandierine, nella realtà statistica corrisponde alla minima  parte di un universo complesso e articolato che, su scala locale, può aver conseguito qualche risultato positivo. La seconda è che esiste una profonda differenza tra i vertici delle organizzazioni sociali e la maggior parte dei loro aderenti, poco o nulla coinvolti nelle decisioni e nelle strategie. Abbastanza diffusa è la trasmigrazione dall’una all’altra associazione nella speranza delusa di riuscire a far qualcosa di utile. Questi due elementi ci inducono ad affermare l’esistenza di un potenziale umano che possa essere indirizzato verso forme di organizzazione di tipo nuovo che perseguano obiettivi di riconoscibile utilità sociale.

 (IL SERGENTE ROMANO)