Il Pil tedesco è fermo: più 0,1 per cento nel secondo trimestre;  ben al di sotto delle attese degli analisti che stimavano un più 0,5. La frenata della locomotiva germanica segue di pochi giorni quella della Francia, reduce da due trimestri di economia stagnante e quindi tecnicamente a rischio recessione. Un anno fa la Germania sembrava avere la ricetta giusta per tutto: rigore nei conti ed  economia a gonfie vele. La Francia seguiva a ruota conscia del suo ruolo nell’asse Berlino-Parigi. Dodici mesi, e anche queste certezze si sono dissolte: la Germania (e la Francia) crescono meno dell’Italia. L’intera Eurolandia segna il passo con uno 0,2 certificato da Eurostat, con tutto quello che ne consegue sulle borse e sui mercati dei titoli pubblici. Germania e Francia a crescita zero sono la vera novità che sovrasta a livello internazionale confermando quella che è ormai una convinzione:  l’Occidente, dagli Usa all’Europa, ha contratto un virus molto serio di cui porta interamente le colpe. Basta vedere la classifica dei debiti pubblici del mondo: Usa, Giappone, Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Canada. Tutti con percentuali oscillanti dall’80 al 200 per cento del Pil. E tutti, contemporaneamente, con percentuali di crescita minime. Ma chi sono questi colossi del debito? Sono quelli del vecchio club del G7. Le economie che fino a non molto tempo fa si riunivano in pompa magna nei resort più esclusivi, da Versailles a Williamsburg, per rassicurare se stessi e dettare l’agenda agli altri. Poi è arrivata la Russia e qualcosa è cambiato. Quindi la Cina. Quindi il crac Lehman Brothers, la Grecia, ed ora ecco profilarsi una seconda crisi dovuta stavolta non alla finanza ma al debito ed alla stagnazione. La teoria della crisi non a V, ma a W, con due fasi depressive prima di tornare a vedere la luce, si sta insomma materializzando. Ma tutto ciò è una fatalità, basata cioè su elementi contro i quali non si può far nulla, oppure è un problema che sarebbe rimediabile se l’Occidente avesse uno scatto d’orgoglio e leadership diverse? I dati oggettivi purtroppo non mancano: nella classifica che abbiamo citato subito dopo il Canada, con un debito dell’82 % del Pil, vengono il Brasile e la Cina, il cui indebitamento è pari rispettivamente al 37 ed al 17 per cento del loro prodotto lordo. Quindi tra i primi sette paesi occidentali e due delle maggiori economie emergenti c’è un abisso profondo come la fossa delle Marianne. Va aggiunto che India, Messico, Turchia e Russia, hanno tutti debiti inferiori a metà del Pil. Con l’indebitamento pubblico così basso, il tasso di natalità in pieno sviluppo, la voglia di consumi delle loro giovani popolazioni ed il Pil che sebbene tra alti e bassi continua a viaggiare a ritmi tra il 5 ed il 10 per cento, è evidente che sarà l’altra parte del mondo a dettare le regole a noi occidentali. Eppure, che cosa ha fatto il nostro mondo per meritarsi il contrario? Ha reagito alla prima crisi, quella nata a Wall Street e dintorni, finanziando con denaro pubblico le banche e senza spedire in gattabuia neppure uno speculatore. Ciò vale in particolare per gli Usa di Barack Obama, ma anche per Germania, Francia, Gran Bretagna. Oppure, quando non ha dato soldi dei contribuenti alle banche, ha continuato nel tran tran di sempre, con manovre di nuovo a carico dei contribuenti, per tenere in piedi un sistema di welfare barocco e insostenibile ed accontentare questa e quella corporazione: è ovviamente il caso dell’Italia, ma anche del Giappone e del Canada. Ha inoltre consegnato alla volpe (le agenzie di rating) la chiave del pollaio, mentre si scrivevano fiumi di parole sulle mitiche nuove regole finanziarie. Inoltre né di là né di qua dall’Atlantico nessuno ha realizzato le vere riforme che servirebbero. Ne elenchiamo qualcuna: sistemi fiscali più equi, leggi meno protezionistiche, norme ultra-severe contro i grandi speculatori. Ma anche l’unione degli sforzi per finanziare un “New Deal 2.0”: non si tratta più di piantare pali della luce nel deserto come ai tempi di Roosevelt, ma di realizzare grandi reti wi-fi, e nel caso dell’Italia o della Spagna di disinquinare le coste, perché è inconcepibile che l’intero litorale romano sia dieci volte più inquinato di quello di Los Angeles. Costa tutto questo? Certo, ma come si esce dalle grandi crisi? Taglieggiando gli stipendi e le tredicesime del lavoro dipendente?  Così è evidente che continuiamo a farci male da soli !

La verità è che prima ancora di perdere la Lehman Brothers e la Grecia, l’Occidente si è giocato un’altra cosa: la leadership politica, economica e perfino militare. In pratica, tutta quanta la propria credibilità. In altri termini ha esaurito la spinta propulsiva, per usare la formula applicata all’Urss negli anni 80. L’epicentro di questo incredibile vuoto è attualmente la Casa Bianca, e, per la proprietà economico-transitiva, anche l’Europa  D’altra parte Usa, Germania, Francia, Italia, Spagna, sono tutti paesi in cui nei prossimi due anni si andrà a votare. Anziché grandi progetti per uscire dalla crisi con una nuova visione del mondo, i nostri scricchiolanti capi di stato e di governo tengono d’occhio il barometro elettorale: che per molti di loro tenderà al peggio con nostra unica e magra consolazione!

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