La crisi sistemica iniziata il 9 agosto 2007, dopo cinque anni e cinque mesi non dà segni di risoluzione. Non potrebbe essere diversamente. La matrice strutturale che l’ha scatenata non è stata scalfita. Al contrario, il sistema bancario ombra (gli intermediari non regolati, Hedge Funds, Investment Banks, Fondi di Private Equity, Merchant Banks mascherate da banche commerciali, che operano fuori borsa ad altissimo rischio di solvibilità dell’attivo), il vessillifero della finanza predatoria ha aumentato i propri assets a 67.000 miliardi di dollari (al 31.12.2011), il 111% del Pil mondiale, rispetto ai 62.000 miliardi di dollari del 2007, anno di inizio della crisi. Il sistema bancario ombra negli Stati Uniti detiene il 53% dell’attivo totale del sistema bancario, nei paesi dell’eurozona il 38%. Correlativamente il mercato dei derivati Over the Counter, non dà segno alcuno di ravvedimento (il disastro delle obbligazioni subprime ha trovato in quel mercato il terreno elettivo di coltura) e si è stabilizzato intorno ai 630.000 miliardi di dollari, dieci volte il valore del Pil mondiale.La crisi è stata gestita attraverso l’immissione di dosi, addirittura crescenti, della medesima tossicità finanziaria che l’ha generata, combinata con politiche di austerità fiscale che ne enfatizzano gli effetti recessivi. Alla stessa stregua di un malato di cirrosi epatica al quale il medico continuasse a somministrare dosi crescenti di alcol imponendogli, contestualmente, diete violente e salassi ricorrenti!Aver salvato il sistema bancario e finanziario mondiale, grazie agli interventi di ricapitalizzazione e sottoscrizione di garanzie dei Governi con effetti dirompenti sui deficit e sui debiti pubblici, senza procedere ad una rigorosa regolazione, ha rappresentato il peccato originale della politica e la dimostrazione impietosa della sua sudditanza servile alla finanza canaglia. La finanza anarchica e globale, salvata ma non regolata, ha trasformato i debiti sovrani dei Paesi europei più esposti (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia) in praterie indifese sulle quali organizzare, a turno, lucrose e periodiche razzie.Lo spread è la misura della sanzione che i più deboli devono pagare per non fallire.Esiste, senza dubbio, una componente di debolezza obiettiva nelle dimensioni dei debiti sovrani a rischio, ma è altrettanto incontestabile che la componente maggiore dello spread derivi dalla speculazione sui Credit Default Swaps dei Bond sovrani, titoli che garantiscono contro l’insolvenza dell’emittente senza richiedere il possesso del sottostante, ovvero dei titoli di stato stessi.La dittatura della finanza predatoria sull’economia mondiale, che si concretizza nel carry trade quotidiano, ovvero in arbitraggi infiniti, grazie all’high frequency trading, su azioni, obbligazioni, commodities, tassi, cambi, in Europa, oggi, prende la forma degli andamenti erratici degli spreads. Dai quali derivano:

1 l’aumento dei tassi di rifinanziamento dei debiti sovrani in scadenza;

2 l’aumento dei tassi sulla raccolta bancaria;

3 la caduta del valore dei titoli sovrani;

4 la creazione di minusvalenze nei portafogli delle banche che detengono grandi quantità di titoli sovrani;

5 la rarefazione dei finanziamenti nel mercato interbancario internazionale a danno delle aziende di credito dei Paesi a rischio default ;

6 la necessità delle banche dei Paesi a rischio di rafforzare le garanzie di solvibilità attraverso aumenti di capitale; riduzione degli attivi: dalla contrazione dei crediti, all’aumento dei tassi sui finanziamenti, alla vendita di assets; tagli drastici dei costi operativi e dei costi del personale; ingenti riduzioni dei livelli occupazionali;

7 la trasmissione di impulsi recessivi all’economia che si ribaltano sulle stesse aziende di credito nella forma di crescita elevata delle partite deteriorate (crediti scaduti, crediti ristrutturati, incagli, sofferenze), delle perdite su crediti, delle rettifiche su crediti, del crollo della redditività .

È la complessità brutale e violenta della dittatura della finanza predatoria e dello spread, del capitalismo finanziario deregolato e globale col quale ogni giorno, nella nostra apparentemente appartata quotidianita’, dobbiamo fare i conti.

Siamo all’interno di una crisi senza fine, la più grave dalla prima grande crisi dell’Ottocento (1873/1895) che incubò la prima guerra mondiale, e dalla depressione degli anni Trenta del secolo scorso dalla quale si uscì con il secondo conflitto mondiale.

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