Raccolta di alcune tra le più belle liriche di tutti i tempi selezionate di sera o al crepuscolo quando lo spirito più facilmente si libra ed accende il sentimento e la poesia.

1 marzo
Il racconto dell’Uomo in tre versi ermetici che descrivono la parabola della vita: la solitudine, l’amore, la morte. Viene da pensare che solo un Dio ci può salvare.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”
( Ed è subito sera – Acque e terre – Salvatore Quasimodo)

28 febbraio
Il dolore senza limiti del Carducci sfocia nel pianto eterno sul melograno inaridito e non più capace di germogliare; una lirica di luminosa ispirazione.

“L’albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da’ bei vermigli fior,

Nel muto orto solingo
Rinverdí tutto or ora
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l’inutil vita
Estremo unico fior,

Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol piú ti rallegra
Né ti risveglia amor.”
( RIME NUOVE – Pianto antico – Giosuè Carducci )

27 febbraio
Questa sera ci soffermiamo sul pianto di un poeta ermetico e sulla rappresentazione di un dolore immenso al punto che la morte risulta quasi meno dolorosa della vita stessa.

“Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
Così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo”
( Sono una creatura – Giuseppe Ungaretti )

25 febbraio
Questa sera tributiamo un omaggio alla libertà e all’avversione verso il dispotismo, accarezzando le rime di un Grandissimo della Letteratura di ogni tempo, Illuminato e Romantico insieme.

“Tacito orror di solitaria selva
di sì dolce tristezza il cor mi bea,
che in essa al par di me non si ricera
tra’ i figli suoi nessuna orrida belva.

E quanto addentro più il mio piè s’inselva,
tanto più calma e gioia in me si crea;
onde membrando com’io la godea,
spesso mia mente poscia s’inselva.

Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso
mende non vegga, e più che in altri assai;
nè ch’io mi al buon sentier più appresso;

ma non mi piacque il vil mio secol mai:
e dal pesante regal giogo oppresso,
sol nei deserti tacciono i miei guai”.
( Rime – Tacito orror di solitaria selva – Vittorio Alfieri )

24 febbraio
Il “meriggio” che raccogliamo stasera è la metafora, al termine di una lirica descrittiva del paesaggio, della precarietà della condizione umana e del malessere esistenziale che caratterizzano tutti i componimenti di questo nostro poeta e scrittore che possiamo definire Maestro contemporaneo.

” Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suol o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”
( OSSI DI SEPPIA – Meriggiare pallido e assorto – Eugenio Montale )

23 febbraio
Questa sera cerchiamo di recuperare “il tramonto” attraverso l’atmosfera del quotidiano rivista con l’occhio decadente di un sommo poeta del Novecento che la legge con l’animo del fanciullo.

“..si vedono opache le vette,
è pace e silenzio tra i monti:
un breve squittir di civette,
un murmure lungo di fonti:

via via con fragore interrotto
si serra la casa tranquilla:
è chiusa: nel bianco salotto
la tacita lampada brilla.”
( Tramonti – Giovanni Pascoli )

22 febbraio
Si è fatto tardi e la sera è scivolata nella notte, ma forse possiamo ancora riprenderla con l’aiuto del poeta romantico più travagliato e più animato da spirito guerriero, dell’uomo generoso temerario e coraggioso insieme, dell’amante sensibile e struggente sia nella malinconia della patria creduta perduta che nel corteggiamento della donna ideale vista come icona della Patria da riconquistare. Leggiamo alcuni righi di questa incommensurabile poesia e degli slanci romantici che ne scaturiscono.

“.. vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirito guerrier ch’entro mi rugge.”
( Alla sera – Ugo Foscolo )

21 febbraio
..chiuderei con una riflessione sul nostro genere tratta dalla grande lirica di un genio dell’ Ottocento:

“.. al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
e l’infinita vanità del tutto.”
(A se stesso – Giacomo Leopardi )

18 febbraio
“..e piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.”
(La Pioggia nel Pineto – Gabriele D’Annunzio)

14 febbraio
“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatre anni sette mesi e undici giorni notti comprese?”
( L’amore ai tempi del colera – Gabriel García Màrquez)