Esiste oggi una questione, una domanda spesso non posta in maniera esplicita ma che si riesce a percepire, e riguarda la spiritualità e il suo significato accostato ad ambiti che sembrano apparentemente non c’entrar nulla. E mi riferisco alla politica e alla materia economica, discipline che appaiono oggi decisamente radicate, o meglio affondate, nel materialismo. E forse proprio per questo motivo, l’atto di “contaminare” il terreno con il seme della spiritualità può apparire decisamente spiazzante, il che è anche comprensibile – a volte giustificato – se pensiamo alla difficoltà nel definire il significato stesso di “approccio spirituale” alle cose del mondo, e il perché si voglia utilizzare un tale approccio in politica, in economia, come pure in altre attività normalmente considerate razionali e pratiche, che poco sembrano aver a che fare con il trascendente. D’altra parte, il termine “spirituale” è spesso recepito come sinonimo di religione dogmatica, con tutti gli aggettivi che una religione dogmatica si porta oggi sulle spalle. Oppure come suo opposto, una sorta di anarchia religiosa, da rifuggire come la peste. E purtroppo, a volte la spiritualità diventa anche un’etichetta, una sorta di abito bello e splendente da indossare con l’intento illusorio di elevarsi al di sopra dei poveri comuni mortali.

Se però riusciamo a liberare la spiritualità in quanto dimensione trascendente – e a liberarci da una sua falsa parvenza, come etichetta da appiccicare addosso – ci accorgiamo di quanto essa risulti cruciale e di vitale importanza in ogni nostra attività, inclusa l’attività politica e le molteplici attività di gestione dell’economia, della finanza. Un accostamento che, come dicevo inizialmente, potrebbe apparire decisamente spiazzante e fuori da ogni logica. Al contrario, comprenderne il nesso non è complicato se osserviamo alcuni degli attributi spirituali, cioè le caratteristiche proprie della dimensione eterna, non locale, che potremmo definire anche come la “dimora dell’Essere”, cioè di quella componente che attiene ai mondi sottili, e che è parte di noi stessi.

Un primo attributo spirituale fondamentale è quello che individua l’Essere come singola goccia, come tassello di quella Coscienza che ci unisce agli altri Esseri, anch’essi unici ma che possiamo considerare e riconoscere come parte di noi stessi, come parte di un’unica grande Coscienza che tutto comprende. In poche parole significa che l’attività politica, secondo un approccio spirituale, volgerà la sua attenzione al servizio ed alla cooperazione costruttiva, con la consapevolezza che l’amore donato è amore che ritorna. In tal modo si realizza anche il grande insegnamento che tutti conosciamo: “Ama il prossimo tuo come te stesso.”
Nella fattispecie, con una buona attività politica verso gli altri, facciamo del bene anche a noi stessi, e quindi si capisce come la spiritualità risulti determinante – e per nulla fuori luogo – se accostata, come in questo caso, all’ambito politico.

L’approccio spirituale ci rende evidente che qualsiasi conflitto politico possiamo creare equivale a colpire noi stessi, poiché l’altro è parte di noi. Al contrario, in mancanza di tale approccio tutto si riduce, come avviene oggi, a politiche di conflitto, di competizione, di scontro, di prevaricazione, di eliminazione dell’avversario di turno, di violenza tra fazioni diverse e fra poveri, proprio perché viene a mancare la consapevolezza del legame invisibile che ci unisce tutti ad un livello sottile e profondo.
Un secondo attributo spirituale è quello che riconosce l’evoluzione continua degli individui attraverso l’esperienza di molteplici esistenze, cioè il carattere evolutivo di ogni esistenza umana (tralasciando ora gli altri regni naturali). In concreto significa che ciascuno di noi ha una responsabilità primaria con se stesso, con il proprio Sé, cioè la realizzazione del proprio Essere attraverso un’esperienza soggettiva, facendo al tempo stesso da supporto attivo – talvolta da ambiente scenografico, da comparsa – in cui gli altri vivono la loro esperienza nel realizzare il loro Sé, tenendo conto che ciascuno sta percorrendo una via con un diverso grado di consapevolezza, quindi diverse saranno le esigenze e le scelte che l’individuo stesso si troverà a compiere e che deciderà di sperimentare. Anche in questo caso, nel tralasciare la dimensione spirituale ci riduciamo a considerare l’individuo come semplice animale da lavoro e da consumo. E questo lo si vede soprattutto nell’ambito economico e finanziario, dove la stragrande maggioranza delle persone tende a voler avere senza fare, e i rimanenti decidono di fare con l’obiettivo di avere più degli altri. E questa è l’economia che tutti conosciamo.

L’economia odierna, quella che ignora la componente spirituale, si è sempre occupata dell’avere e del fare, ma non si è mai occupata dell’Essere. Di conseguenza, quando manca la dimensione dell’Essere, ci accorgiamo che quello che facciamo o quello che desideriamo acquisire molto spesso non risponde alle nostre vere aspettative. Non risponde a quello che ci riguarda in prima persona e che realmente ci appartiene, ma diventa espressione di aspettative esterne, di aspettative a noi estranee, un soddisfacimento di breve durata. In questo modo la vita procede in una sequenza di azioni, di cose da fare, un continuo lavoro che ha come obiettivo quello di comprare ciò che pensiamo di dover avere per poter vivere su questo mondo. E nell’avere rientrano i cosiddetti beni di prima necessità, per la nostra sopravvivenza, ma anche tutta una serie di beni e servizi che rappresentano la quota di consumo indotto e direzionato dall’esterno. La vita diventa così un fare per avere, ed un avere per poter fare di nuovo. Se ci pensiamo bene, l’individuo fa per comprare, e compra affinchè attraverso una sua domanda di beni e servizi, possa continuare a fare attraverso il proprio lavoro, in una continua corsa senza soste.

A questo punto, se nell’agire umano consideriamo anche la dimensione spirituale, cioè la dimensione di eternità, l’Essere si trova nelle condizioni di poter prendere in mano le redini e guidare l’uomo attraverso un’esperienza che si dispiega su basi differenti e inedite. Tutto, nella nostra vita, acquista un significato nuovo se riusciamo a capire il perché oggi si producono determinati comportamenti economici piuttosto che altri e perché la situazione sembra così difficile da sbloccare. Non si tratta di tralasciare l’avere e il fare occupandosi solamente dell’Essere, ma piuttosto di divenire consapevoli di chi siamo, delle nostre componenti, e quindi fare in modo che l’Essere, ciascun singolo Essere, possa organizzare e orientare il proprio fare e il proprio avere prendendosi cura finalmente della prima casa, la dimora spirituale, dominio del Sé, e della casa intesa come mondo, come ambiente circostante.

“Economia” è un termine meraviglioso, e alla luce della nuova dimensione spirituale alla quale lo accostiamo, essa giunge a compimento. L’economia assume quindi un significato cosciente, soprattutto una funzione nuova e un senso nuovo, poiché essa deve rispondere ad un compito di ordine superiore, e si pone così al servizio di quella parte di noi che dimora nel mondo spirituale, permettendo a ciascuno di onorare se stesso nella propria unicità di creatura fisica e trascendente. Significa, in altre parole, onorare la propria Essenza senza danneggiare le altre, in un sistema economico/finanziario nel quale ognuno di noi si realizza pienamente, e nel realizzarsi favorisce la piena realizzazione degli altri, in un sistema di scambio consapevole e sostenibile.

Servire il proprio Essere significa permettere a se stessi e agli altri di evolvere consapevolmente anche nella dimensione spirituale, perché ciascuno di noi ha necessità evolutive ben precise, e la necessità di compiere determinate esperienze nel corso della propria esistenza. Porre l’Essere alla guida ci permette di affrontare il percorso della vita con strumenti nuovi, una libertà nuova, una libertà cosciente.
La crisi globale in cui siamo riguarda tutti e ci spinge a cambiare, a diventare adulti, a diventare migliori. Ci richiede soprattutto una risposta di ordine superiore rispetto alle cause che l’hanno prodotta. Qualcuno vorrebbe invece afferrare paradigmi più evoluti per riadattarli e comprimerli all’interno degli attuali modi egoistici e predatori. Si vorrebbe rimanere piccoli e demolire il muro che ci sbarra la strada, invece di essere noi a crescere, ad elevarci fino a scavalcare il muro stesso, più semplicemente.

Una visione spirituale dell’economia ci permette di riconsiderare da una prospettiva più ampia i parametri economici, il loro valore, la loro importanza, il concetto stesso di lavoro, di domanda di beni e servizi, di tassazione, di impresa, di volontariato, di central banking, commercial banking, di finanziamento del comparto pubblico e privato ed ogni ambito di rilevanza economica.
Occorre che riconsideriamo anche il ruolo delle nostre relazioni, e questo a prescindere dallo scambio economico, e i concetti di concorrenza e competitività, i concetti di scarsità e di abbondanza, di ciclo economico, ciclo naturale e ciclo vitale dell’essere umano.

Occorre riconsiderare il ruolo della moneta. Un ruolo fondamentale: fungere da strumento da utilizzare come controvalore negli scambi di beni e servizi, e cioè in tutti quei casi in cui risulta impossibile o inefficiente lo scambio diretto.

E’ il momento di riconsiderare le priorità e il loro grado di importanza alla luce della dimensione dello spirito, la dimensione dell’Essere. L’individuo smette di essere un animale da lavoro e consumo per diventare colui che – nell’esprimere se stesso – produce e scambia beni e servizi svincolandosi da una domanda indotta, poiché la volontà del Sé prevale. Anche in ambito economico quindi, la spiritualità non è affatto fuori luogo. Anzi, credo sia essenziale e imprescindibile se vogliamo applicare con successo modelli economici/finanziari innovativi, espansivi, e a sovranità monetaria senza ricadere nelle vecchie logiche.

Nonostante i continui dibattiti e i vari esperti che con grande competenza e cognizione di causa progettano, sperimentano e portano avanti numerose iniziative di sensibilizzazione, la situazione appare comunque preoccupante. Tante proposte, ciascuno per la sua strada. Keynesiani, post-keynesiani, signoraggisti, monetaristi, marxisti, ricardiani,…. e a fare da contorno una grande massa di persone che non vuole affatto un modello economico migliore per crescere in consapevolezza, ma vuole un sistema economico più comodo e agevole per soddisfare ancora di più le direttrici dell’avere e del fare, cioè il possedere e l’agire in maniera incosciente, perpetrando un egoismo che proviene da lontano e che è causa prevalente della crisi in cui ci troviamo oggi, e che in qualche modo ci proponiamo di risolvere con le nostre ricette. Per questo motivo, da una lato, è di vitale importanza che allarghiamo la visuale con cui affrontiamo le problematiche economiche, e politiche, e dall’altro lato, poter unire in un intento comune le nostre idee e competenze a realizzare un paradigma che sia veramente evolutivo per ciascuno di noi. Un nuovo paradigma che possa fare da ponte. Un ponte oltre la crisi, verso modi di vivere sempre più coscienti.

Scritto da Luca Caristina (http://coscienzeinrete.net/economia/item/1312-al-di-là-della-crisi-un-approccio-spirituale-all-economia)

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