“Un guerriero sceglie una strada, qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride. Sa, perché vede che la sua vita finirà anche troppo presto.
Non c’è alcun vuoto nella vita di un guerriero. Tutto è pieno fino all’orlo e tutto è uguale. Un guerriero si assume la responsabilità delle proprie azioni, anche delle più banali. Quando un uomo intraprende la via del guerriero diventa gradatamente consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria. Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita. Un guerriero non ha bisogno di una storia personale. Un giorno scopre che non è più necessaria, e la abbandona.”
(Carlos Castaneda, da “La via del guerriero”)

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti rispetto a quanto ho vissuto finora; non ho più tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute in nessun altro modo. Non voglio partecipare a riunioni e rimpatriate dove sfilano solo “ego” gonfiati, non sopporto piu i manipolatori, gli arrivisti, nè gli approfittatori, mi disturbano gli invidiosi e mi rimane poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali. Amo l’essenziale perchè la mia anima ora ha fretta e voglio vivere tra gente che sappia burlarsi dei suoi errori, gente che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze, perché solo l’essenziale fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta. Voglio intorno a me solo gente che sappia vivere e apprezzare la vita nella sua semplicità. Si, ho fretta per vivere con l’intensità che solo la maturità ci può dare.”
(Anonimo)

Vincere o fallire, ma combattere per essere ciò che si è, con il limite che la propria natura impone; questo non significa umiltà rassegnata, al contrario, è tensione titanica, combattente, verso il meglio. Un clima ascendente conduce il guerriero, che sia capitano o soldato semplice, verso la luce, lungo un’epica avventura: lo sguardo si amplia, dal ruscello, ai cespugli, al lago, al sentiero, fino alle stelle del cielo. Tutti gli elementi sono coinvolti: terra, acqua ed aria. Solo abbracciando l’universo si arriva ad incarnare la propria essenza, quell’essenza che è luce pulita, senza ombre, che sia il riflesso luminoso di un piccolo corso d’acqua o il chiarore intenso del sole. Gli orientali hanno una loro parola per tutto ciò: karma.
(Douglas Malloch)

Più invecchio più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere.
In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima e dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.
Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito.
E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perché si è dovuto passare.
(Marguerite Yourcenar – Archivi del Nord)

« La caratteristica distintiva della bellezza del dandy consiste soprattutto in un’aria di freddezza, derivata da un’irremovibile determinazione a non essere coinvolto »
(Baudelaire – Il pittore della vita moderna”,1863)

Un grande maestro zen spiegava ai suoi discepoli le fasi che aveva attraversato alla ricerca del divino.
“Prima di tutto Dio mi condusse per mano nel Paese dell’Azione, dove rimasi per parecchi anni.
Poi egli mi portò nel Paese del Dolore, vissi laggiù finchè il mio cuore non fu del tutto purificato da ogni attaccamento sbagliato.
Allora mi trovai nel Paese dell’Amore, le cui fiamme ardenti consumarono ogni più piccola traccia del mio io e quindi potei giungere al Paese del Silenzio, dove furono svelati davanti ai miei occhi pieni di sorpresa i misteri della vita e della morte.”
“Fu questa maestro l’ultima tappa della vostra ricerca?”chiesero i discepoli.
“No”rispose il maestro, “un giorno Dio disse: oggi ti condurrò nel punto più sacro del Tempio,nel cuore stesso di Dio.” “E mi trovai nel Paese della Risata.”

“Ridere è un privilegio dell’uomo. La risata ha in sé qualcosa di divino; qualcosa che è accessibile solo all’uomo. Solo l’uomo è in grado di ridere, poiché può avere il senso dell’assurdo, del ridicolo; poiché può vedere in profondità e riconoscere tutte le stupidità che lo circondano, e che si atteggiano a saggezza, gli sciocchi che pretendono di essere intelligenti, che si atteggiano a intellettuali. Non reprimere mai; se reprimi, perderai ogni allegria, perderai qualsiasi senso dell’umorismo. La repressione distruggerà tutto ciò che di umano esiste in te. E, allorché l’umano viene distrutto, non puoi conseguire il divino, poiché l’umanità è il ponte. L’uomo è un ponte tra l’animale e il divino.
Perciò, amici miei, guardatevi dai falsi saggi, dai falsi maestri che non ridono mai
Alla fine di questa avventura terrena, in fondo,… solo una risata ci salverà”.
(Osho Rajneesh)

Sto bene da solo ma non sono un solitario. Scelgo gli altri per scelta, non per timore della solitudine. E scelgo con chi stare. Perchè siamo fatti per stare con pochi.
(A. Degas)

Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.
(Paulo Coelho)

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